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Il banchetto della limonata, tra iniziative e sicurezza alimentare.

Tre ragazzini tra i 13 e i 14 anni, un banchetto, qualche limonata, caffè e dolci e un obiettivo molto semplice: mettere da parte abbastanza soldi per comprarsi un motorino.Potrebbe sembrare una storia quasi banale, una di quelle iniziative che fanno sorridere e che ricordano un modo forse un po’ più semplice di crescere. Invece è diventata uno dei casi dell’estate. È successo a Pradamano, in provincia di Udine. I ragazzi avevano organizzato il loro piccolo banchetto vicino alla piazza del paese e, secondo quanto raccontato dalla stampa, si alzavano addirittura alle cinque del mattino per prepararsi e portare avanti la loro idea. Limonata, caffè e dolci venivano proposti ai passanti per raccogliere i soldi necessari all’acquisto di un Piaggio Ciao. Un’iniziativa che trovo bella. Tre ragazzi che hanno un desiderio e, invece di andare semplicemente dai genitori a chiedere i soldi, decidono di provare a guadagnarseli. Su questo penso ci sia poco da discutere. Poi però arriva una segnalazione e interviene la Polizia locale. Ed è qui che una piccola storia di paese diventa improvvisamente un caso nazionale. Prima i fatti, perché sui social si è raccontato di tutto. Sulla vicenda sono circolate versioni diverse. Inizialmente diversi giornali hanno parlato addirittura di una denuncia e di ragazzi ammoniti. Successivamente, però, Comune e Polizia locale hanno chiarito esattamente cosa era accaduto. L’intervento era partito da una segnalazione relativa alla somministrazione di alimenti senza i necessari requisiti igienico-sanitari. Quando gli agenti sono arrivati non hanno trovato il banchetto in funzione. Hanno parlato con il padre di uno dei ragazzi, che ha confermato che nei giorni precedenti erano stati venduti limonata, caffè e dolci senza le necessarie autorizzazioni. La vicenda si è conclusa lì. Nessun illecito contestato, nessuna sanzione e nessuna denuncia ai ragazzi. La Polizia locale ha definito l’intervento preventivo e informativo. Direi che, considerando la situazione e l’età dei protagonisti, si sia conclusa nel migliore dei modi. Eppure sui social è iniziata una vera battaglia.Sui social serviva per forza trovare il cattivo.Qualcuno doveva essere il cattivo della storia. Chi aveva fatto la segnalazione, i vigili, le regole, la burocrazia. Sono comparsi commenti, video ironici, ricostruzioni e persino testimonianze che sembravano reali ma non lo erano. Il banchetto è diventato il simbolo dei giovani che hanno voglia di fare contro un sistema che impedisce loro di farlo. Capisco perfettamente perché questa storia abbia conquistato così tante persone. Quello che invece comprendo meno è perché sia diventato quasi impossibile dire una cosa molto semplice: quell’attività non poteva essere svolta in quel modo. Dire questo non significa essere contro i ragazzi. Non significa non apprezzare la loro iniziativa. E non significa pensare che dovessero essere multati. Significa semplicemente riconoscere un fatto.Quando si parla di alimenti le cose cambiano. È questa, secondo me, la parte che nel dibattito è stata quasi completamente dimenticata. Non stavano vendendo vecchi giocattoli, giornalini o oggetti fatti da loro. Stavano preparando e somministrando alimenti e bevande. E quando si parla di alimenti entrano in gioco igiene, conservazione, temperature, contaminazioni, ingredienti, allergeni, tracciabilità e responsabilità. Chi lavora nel settore Ho.Re.Ca. queste cose le conosce molto bene. Un bar deve avere procedure da rispettare, documentazione, formazione, controlli delle temperature, pulizia degli ambienti, gestione degli alimenti e attenzione alle possibili contaminazioni. Non sono cose che facciamo perché ci divertiamo a complicarci la vita. Servono a tutelare chi consuma. E allora mi viene spontanea una domanda. E se quel banchetto lo avessi aperto io? Facciamo per un momento un esempio volutamente estremo. Domani ho bisogno di qualche soldo in più per pagare una bolletta, una parte dell’affitto o il meccanico. Vado al supermercato. Compro salumi, formaggi, pane, frutta e qualche ingrediente per preparare dei frullati.Torno a casa, preparo tutto nella mia cucina e poi scelgo un punto strategico della città. Metto un bel cartello: “Frullati freschi e panini buoni. Venite da Simona.” Non voglio aprire un’attività. Non voglio diventare imprenditrice nel settore. Ho semplicemente un obiettivo: raccogliere in modo onesto e velocemente una determinata cifra. Quando l’ho raggiunta, smetto. Se arrivasse la Polizia locale e io rispondessi: “Ma devo soltanto pagare una bolletta, appena ho raccolto abbastanza chiudo”pensiamo davvero che il mio obiettivo personale cambierebbe le regole? Io credo di no.Essendo adulta, con ogni probabilità mi troverei ad affrontare contestazioni e possibili sanzioni. Ed è proprio qui che secondo me dobbiamo essere sinceri. I ragazzi sono stati fortunati perché tutto si è concluso con una spiegazione e con la fine del banchetto.Ed è giusto che sia andata così. Ma non trasformiamo questa conclusione positiva nella dimostrazione che il problema non esisteva. Fare impresa non è un gioco Poi c’è un altro punto sul quale forse sarò ancora più pungente. Ho letto moltissimi commenti del tipo: “Se un bar ha paura della concorrenza di tre ragazzini siamo messi male”. Ma davvero pensiamo che il problema sia la concorrenza di tre adolescenti con un tavolino e una caraffa di limonata? Io lavoro ogni giorno con bar e attività del settore. La realtà è molto più complicata.Ci sono attività che fanno fatica, costi che continuano ad aumentare, clienti che spendono con maggiore attenzione e imprenditori che ogni giorno devono cercare nuove idee per rimanere competitivi. Poi devono pagare affitto, tasse, fornitori e dipendenti. E contemporaneamente devono avere un’attività in ordine, pulita, rispettare le procedure, tenere sotto controllo i frigoriferi, gestire correttamente gli alimenti, avere gli ingredienti e gli allergeni disponibili e rispettare tutte le regole previste. Si può dire che un locale deve reinventarsi. Certo. Ma non ci si può reinventare ogni settimana ignorando tutto il resto. Fare impresa non è un gioco. E alla fine i motorini sono arrivati davvero La storia ha avuto poi un finale quasi da film. Dopo l’enorme eco mediatica è partita una gara di solidarietà e sono arrivate offerte da tutta Italia. I ragazzi hanno ricevuto la disponibilità di tre Piaggio, uno per ciascuno, grazie a Moto Club Morena e Ciao Club Italia, mentre una raccolta fondi aveva raggiunto circa 3.000 euro. Sono contenta per loro. Davvero. Probabilmente ricorderanno questa estate per tutta la vita. Ma da questa storia cosa abbiamo imparato? Io, sinceramente, poco. Perché ancora una volta abbiamo trasformato una vicenda semplice in una battaglia tra buoni e cattivi. I ragazzi erano sicuramente in buona fede. L’iniziativa era apprezzabile. La risposta delle autorità è stata proporzionata e si è conclusa senza conseguenze. E contemporaneamente era corretto spiegare che quel tipo di attività non poteva continuare in quelle condizioni. Tutte queste cose possono essere vere nello stesso momento. Non dobbiamo per forza scegliere una squadra. Questa volta sto dalla parte delle regole. Lo so. Forse questo articolo è stato più pesante e pungente del solito. Ma quando si lavora ogni giorno in un settore, certe cose si vedono con occhi diversi. Parlare è facile quando non si vive quel mondo e quando si dà aria alla bocca soltanto per riempire una pagina social. Io preferisco farmi qualche domanda in più. E la domanda che mi sono fatta in questa vicenda è molto semplice: perché abbiamo discusso per giorni di chi avesse fatto la segnalazione e quasi nessuno si è chiesto perché quell’attività fosse stata fermata? Io l’iniziativa dei ragazzi continuo ad apprezzarla. Ma quando si parla di alimenti, la sicurezza alimentare viene prima. Questa volta, quindi, sto dalla parte delle regole. Non contro tre ragazzi. Ma dalla parte di chi ogni giorno quelle regole deve rispettarle. E se un giorno questi ragazzi decideranno davvero di aprire una loro attività, avranno tutto il tempo per scoprire quanto sia bello avere un’idea, trasformarla in un lavoro e farla crescere. Ma anche quanto sia impegnativo farlo rispettando le regole. Questa è la mia opinione. Come sempre, senza voler convincere nessuno.

Buona lettura.

Fonti consultate

ANSA – chiarimento della Polizia locale e del Comune di Pradamano sull’intervento e sulla conclusione senza sanzioni o denunce.

ANSA – ricostruzione iniziale della vicenda dei tre ragazzi di Pradamano.

RaiNews – aggiornamenti sulla raccolta fondi e sui motorini destinati ai ragazzi.

Messaggero Veneto – racconto della vicenda e della sua diffusione sui social.