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Cappuccino e brioche a 9 euro: prezzo giusto o esagerato ?

Cappuccino e brioches a 9 euro a Milano: Il vero problema è il prezzo o il valore?
Negli ultimi giorni ha fatto discutere la notizia di una colazione composta da cappuccino e brioche pagata 9 euro in un bar del centro di Milano. Come spesso accade, il dibattito si è acceso immediatamente. Da una parte c’è chi considera questa cifra una vera follia, dall’altra chi ritiene che il prezzo sia giustificato dalla posizione del locale, dal servizio al tavolo, dalla qualità dei prodotti e dall’esperienza offerta al cliente. Ma la domanda che mi sono posta è un’altra. Stiamo davvero discutendo del prezzo di una colazione oppure del valore che attribuiamo al lavoro?
Quanto costa davvero una colazione?
Quando sentiamo parlare di cappuccino e brioche a 9 euro, il primo istinto è quello di fare un paragone con il bar sotto casa. In molte città italiane una colazione può costare tra i 3 e i 4 euro. Per questo motivo una cifra più che doppia genera inevitabilmente sorpresa. Tuttavia, il prezzo finale di un prodotto non dipende soltanto dal costo delle materie prime.
Dietro una colazione ci sono affitti, personale, utenze, tasse, manutenzioni, formazione e servizio. Un locale situato in una delle zone più frequentate di Milano sostiene costi molto diversi rispetto a un’attività di quartiere. Esiste poi un altro elemento da considerare: il posizionamento commerciale. Ci sono attività che puntano sulla quantità e sulla rotazione dei clienti, mentre altre scelgono di offrire un’esperienza diversa, con un servizio più curato e un prezzo più elevato. Sono strategie differenti e, se ben gestite, possono entrambe funzionare.
Il punto di vista del consumatore
Da consumatori siamo tutti liberi di scegliere. Possiamo decidere di fare colazione nel bar sotto casa, in una pasticceria artigianale oppure in un locale situato nel centro di una grande città.
La vera domanda è se il valore percepito corrisponde al prezzo richiesto.Se una persona ritiene che il servizio, la location e l’esperienza giustifichino la spesa, probabilmente sarà disposta a pagare quella cifra senza problemi.Se invece percepisce uno squilibrio tra costo e valore ricevuto, difficilmente tornerà una seconda volta. Alla fine è sempre il cliente a decidere.
La riflessione di chi lavora nel settore Ho.Re.Ca.
Da fornitrice che lavora ogni giorno con bar, hotel e attività del settore Ho.Re.Ca., questa vicenda mi ha fatto riflettere su un aspetto diverso. Ogni giorno mi confronto con imprenditori che giustamente prestano molta attenzione ai costi. Una differenza di pochi centesimi sul prezzo di una confezione di biscotti, di una crostatina o di qualsiasi altro prodotto può diventare oggetto di valutazione e confronto.
Ed è assolutamente normale. Gestire un’attività significa controllare attentamente i numeri. Ma allora mi pongo una domanda. Se un bar può giustificare una colazione da 9 euro perché si trova in una posizione prestigiosa, offre un servizio al tavolo e sostiene costi elevati, perché lo stesso principio non viene applicato a tutta la filiera? Perché quando un fornitore cerca di valorizzare il proprio lavoro, il proprio tempo, la ricerca dei prodotti, la logistica e la consulenza, spesso deve giustificare ogni singolo centesimo?
Prezzo e valore sono davvero la stessa cosa?
Questa non vuole essere una critica nei confronti dei bar che applicano prezzi elevati. Ogni imprenditore è libero di scegliere la propria strategia commerciale. La mia vuole essere una riflessione più ampia.
Se domani decidessi di proporre i miei prodotti a un prezzo maggiore perché destinati a una zona esclusiva o a una clientela particolare, quella scelta sarebbe percepita nello stesso modo?
Oppure siamo più disposti a riconoscere il valore aggiunto quando siamo consumatori finali e meno quando siamo acquirenti professionali? Credo che questa sia una domanda interessante per chiunque lavori nel commercio.
I bar che fanno prezzi accessibili guadagnano meno?
Anche questa è una domanda che merita una riflessione. Esistono moltissimi bar che offrono prodotti di qualità, un buon servizio e prezzi accessibili. Sono attività che lavorano bene, fidelizzano la clientela e riescono comunque a ottenere risultati economici soddisfacenti. Questo dimostra che non esiste un’unica strada per fare impresa. C’è chi punta su margini più elevati e chi preferisce lavorare sui volumi.
C’è chi valorizza la posizione e chi costruisce il proprio successo attraverso il rapporto con il cliente. Non esiste una formula perfetta, ma soltanto strategie diverse.
La mia conclusione
Personalmente non credo che il vero tema sia stabilire se una colazione da 9 euro sia giusta o sbagliata. Probabilmente io stessa farei fatica a chiedere quella cifra per un cappuccino e una brioche.
Non perché non possano esistere motivazioni economiche che la giustifichino, ma perché il mio modo di lavorare è legato a un equilibrio tra qualità, servizio e accessibilità. Quello che questa vicenda mi ha insegnato è che spesso discutiamo del prezzo senza soffermarci abbastanza sul valore. E forse la domanda più interessante non è quanto costa una colazione a Milano.
La vera domanda è: quanto vale il lavoro di chi sta dietro quel bancone, di chi fornisce i prodotti e di tutta la filiera che contribuisce a portare quella colazione sul tavolo?
E voi cosa ne pensate?
Paghereste 9 euro per cappuccino e brioche? E soprattutto, come definite il confine tra prezzo e valore?