
Negli ultimi giorni si è parlato molto di una colazione composta da cappuccino e brioche pagata 9 euro in un bar del centro di Milano.
Come spesso accade, il dibattito si è diviso in due parti: chi considera questa cifra una follia e chi, invece, la ritiene giustificata dalla posizione del locale, dal servizio al tavolo, dalla qualità dei prodotti e dall’esperienza offerta al cliente.
Da fornitrice del settore Ho.Re.Ca., però, questa vicenda mi ha fatto riflettere su un aspetto diverso.
Ogni giorno lavoro con bar, hotel e attività di ristorazione. E ogni giorno mi confronto con imprenditori attenti ai costi, che giustamente valutano il prezzo di ogni prodotto, spesso anche per pochi centesimi di differenza.
È normale: gestire un’attività significa fare attenzione ai numeri.
Ma allora mi sono posta una domanda.
Se è accettabile pagare 9 euro una colazione perché il locale si trova in una posizione prestigiosa, offre un servizio curato e sostiene costi elevati, perché lo stesso ragionamento non viene sempre applicato a tutta la filiera?
Perché quando un fornitore cerca di valorizzare il proprio lavoro, il proprio tempo, la ricerca dei prodotti, il servizio e la consulenza, spesso deve giustificare ogni singolo centesimo?
Questa non vuole essere una critica ai bar che applicano determinati prezzi. Ogni imprenditore è libero di scegliere il proprio modello di business e ogni cliente è libero di decidere se acquistare oppure no.
La mia è semplicemente una riflessione.
Se domani decidessi di proporre i miei prodotti a un prezzo più alto perché destinati a una zona prestigiosa o a un locale esclusivo, sarebbe percepito allo stesso modo?
Oppure il valore aggiunto viene riconosciuto solo quando siamo noi a pagarlo come consumatori finali?
Personalmente non credo che il tema sia stabilire se 9 euro siano troppi o troppo pochi.
La vera domanda è un’altra.
Quanto vale il nostro lavoro?
Quanto vale il tempo dedicato alla ricerca, all’organizzazione, alla formazione e al servizio?
E soprattutto: siamo coerenti nel riconoscere questo valore sia quando vendiamo sia quando acquistiamo?
Io stessa, probabilmente, farei fatica a chiedere 9 euro per una brioche e un cappuccino. Non perché non esistano motivazioni economiche che possano giustificare quel prezzo, ma perché il mio modo di intendere il lavoro è legato a un equilibrio tra qualità, servizio e accessibilità.
Forse è proprio questo il punto.
Non stiamo discutendo di una brioche o di un cappuccino.
Stiamo discutendo del valore che attribuiamo al lavoro delle persone.
E su questo tema, credo che valga la pena fermarsi a riflettere.
Voi cosa ne pensate?
