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Acqua a 2,90 euro: il problema è il prezzo o il sistema ?

Negli ultimi giorni si è parlato molto della campagna social #Acqua1Euro lanciata dal professor Matteo Bassetti dopo aver pagato 2,90 euro una bottiglietta d’acqua da mezzo litro all’aeroporto di Malpensa. La notizia ha fatto rapidamente il giro dei social, dei giornali e della televisione. In tanti si sono indignati, altri hanno difeso quel prezzo spiegando che si tratta di un aeroporto, dove i costi di gestione sono molto elevati. Su una cosa mi sento di essere pienamente d’accordo: l’acqua è un bene essenziale e dovrebbe avere un prezzo accessibile a tutti. Per questo considero l’iniziativa del Professor Bassetti positiva. Se serve ad aprire un confronto, ben venga. Ma, come spesso mi succede quando leggo una notizia, mi sono fatta una domanda diversa.

Perché se ne parla solo oggi? C’è una riflessione personale che mi sento di condividere. Mi ha sorpreso che questa campagna sia nata proprio adesso. Il professor Bassetti è una persona che, per il suo lavoro, immagino viaggi molto e frequenti spesso aeroporti, stazioni e altre realtà dove, purtroppo, questi prezzi non sono una novità. Per questo mi sono chiesta: possibile che se ne parli solo oggi? Allo stesso tempo, però, credo che non sia importante quando una persona decide di affrontare un problema, ma il fatto che lo faccia. Se una figura così conosciuta riesce ad accendere i riflettori su un tema che riguarda milioni di persone, allora questa iniziativa può diventare un’opportunità. Mi auguro solo che questa discussione non si fermi al prezzo di una bottiglietta d’acqua, ma porti a una riflessione più ampia sulle difficoltà che vivono ogni giorno commercianti, bar, ristoranti e tutte quelle piccole attività che cercano semplicemente di lavorare con serietà e dignità.

Un argomento di cui parlavo già da tempo chi segue il mio blog sa che questo non è un argomento nuovo. Già lo scorso anno avevo dedicato diversi articoli ai prezzi che, in alcune località italiane, stavano facendo discutere. Segno che il problema non nasce oggi e che merita una riflessione più ampia. Se non avete ancora letto quegli articoli, vi invito a recuperarli. Credo possano aiutarvi a capire meglio il punto di vista da cui nasce questa mia riflessione.

Facciamo una distinzione importante. vorrei però fare una precisazione, 2,90 euro pagati per una bottiglietta d’acqua riguardano un aeroporto. È una realtà molto diversa da quella della maggior parte dei bar italiani. Non possiamo mettere sullo stesso piano un piccolo bar di quartiere, un bar di paese o un’attività familiare con un aeroporto, una stazione ferroviaria o una grande area di servizio.Anche nei piccoli bar i prezzi sono aumentati. Una bottiglietta d’acqua che qualche anno fa costava circa un euro oggi può costare 1,30 euro, 1,50 euro e, in alcuni casi, anche 1,80 euro. Sono aumenti che anch’io, da consumatrice, noto e sui quali mi interrogo. Ma siamo comunque lontani da alcune situazioni estreme che troviamo in determinati contesti. Per questo credo sia importante non fare di tutta l’erba un fascio.

Il prezzo di acquisto non è uguale per tutti. In questi giorni ho letto che una bottiglietta d’acqua può costare all’origine pochi centesimi. Può essere vero per le grandi aziende che acquistano enormi quantità direttamente dai produttori. La realtà dei piccoli commercianti, però, è diversa. Un bar di quartiere o un piccolo ristorante acquistano quantità molto inferiori e, di conseguenza, pagano spesso la stessa bottiglietta molto di più. A questo si aggiungono i costi di trasporto, del magazzino, del personale e di tutta la gestione dell’attività. Attenzione, però,questo non significa che qualsiasi prezzo sia giustificato. Significa semplicemente che, prima di giudicare un prezzo, dovremmo conoscere tutto quello che c’è dietro.

La mia riflessione da fornitrice. Da fornitrice del settore Ho.Re.Ca. vivo questa realtà ogni giorno. Parlo continuamente con bar, hotel e ristoranti che cercano di trovare il giusto equilibrio tra qualità, servizio e prezzi. Ogni giorno mi confronto con clienti che, giustamente, valutano anche pochi centesimi di differenza sul prezzo di un prodotto. Ed è normale. Chi gestisce un’attività deve fare attenzione ai costi. Ma allora mi pongo una domanda. Se un bar giustifica il prezzo di una bottiglietta parlando di costi di gestione, servizio e posizione, perché quando un fornitore cerca di valorizzare il proprio lavoro deve spesso giustificare ogni singolo centesimo? Dietro una consegna non c’è solo un prodotto. C’è il tempo dedicato alla ricerca dei prodotti, la consulenza, l’organizzazione, i chilometri percorsi, l’assistenza ai clienti e l’esperienza maturata negli anni. Anche questo ha un valore.

Il vero problema è il sistema. Secondo me il vero problema non è il commerciante. Il vero problema è il sistema. Sono le tasse, i costi sempre più alti, la burocrazia, gli aumenti dell’energia e tutte quelle spese che ogni giorno pesano sulle attività commerciali. Troppo spesso si punta il dito contro chi vende, senza chiedersi in quali condizioni è costretto a lavorare. Ecco perché credo che questa campagna possa essere un’occasione importante. Non solo per parlare del prezzo dell’acqua, ma per aprire un confronto serio su tutto quello che oggi rende sempre più difficile fare impresa in Italia. Aiutare le attività commerciali significa aiutare anche i consumatori. Perché un’impresa che riesce a lavorare in condizioni migliori può offrire prodotti e servizi a prezzi più accessibili, senza rinunciare alla qualità.

Facciamo rumore, ma nella direzione giusta. Credo che questa iniziativa possa essere un punto di partenza. Non per cercare un colpevole, ma per affrontare il problema nella sua interezza. Per questo, accanto alla campagna #Acqua1Euro, mi piacerebbe lanciare una riflessione con altri due hashtag. #FacciamoRumore, perché solo confrontandoci possiamo portare l’attenzione su problemi che riguardano tutti. #LeTasseNonSonoUnBene, perché l’acqua è un bene essenziale, ma anche il lavoro ha un valore e dovrebbe essere tutelato. Se vogliamo prezzi più equi per i consumatori, dobbiamo creare condizioni migliori anche per chi ogni giorno tiene aperta un’attività.

Una riflessione che va oltre una bottiglietta d’acqua. Forse oggi stiamo parlando di una bottiglietta d’acqua. Domani potrebbe essere un caffè, una brioche o qualsiasi altro prodotto. Il tema, però, rimane sempre lo stesso. Quanto pesa davvero il sistema sul prezzo finale che paga il consumatore? E quanto spesso ci fermiamo a giudicare il prezzo senza conoscere tutto quello che c’è dietro? Credo che queste siano domande che meritano una risposta.

La mia conclusione. Io continuerò a credere che il dialogo sia sempre il modo migliore per affrontare questi temi. Le polemiche durano qualche giorno. Le riflessioni, invece, possono aiutarci a guardare i problemi da un’altra prospettiva. Questa è la mia riflessione da fornitrice del settore Ho.Re.Ca. E voi cosa ne pensate? Il problema è davvero il prezzo dell’acqua o dovremmo iniziare a parlare del sistema che sta dietro a quei prezzi? #Acqua1Euro #FacciamoRumore #LeTasseNonSonoUnBene